Buenos Aires, è una città molto estesa, affollata e rumorosa, ma con un fascino particolare.
A vol di uccello, vedemmo il teatro Colon, tra i più importanti del mondo per la lirica.
La Plaza de Mayo, dove ha sede il palazzo presidenziale. E la Boca,il quartiere degli immigrati italiani.
Andammo anche a s. Telmo , dove vi sono negozi di antiquariato. Fummo conquistati dalla curiosità, di assistere ad una esibizione del famoso tango argentino.
In tutti i casi mio fratello e sua moglie ed io naturalmente,eravamo attratti solo da quanto la terra del fuoco ci avrebbe offerto.
In aereo, ci dirigemmo verso sud, ci recammo alla Penisola di Valdés, definita dall’Unesco, Patrimonio dell’umanità. La costa è abitata da mammiferi marini, come leoni, foche e balene.
Queste balene migrano in maggio e dicembre in specchi d’acqua protetti, situati fra la penisola e la Patagonia in quanto le acque nel golfo sono più calme e calde ,per l’accoppiamento ed il parto, rispetto al mare aperto.
Anche l’orca killer, è visibile lungo la costa.
Continuammo alquanto stupiti il nostro viaggio. Erano talmente tanti gli animali che in alcuni momenti, sia perché particolari,sia perchè,sconosciuti, eravamo sbalorditi: farfalle con colori straordinari e grandissime
Anatre selvatiche e pellicani.
Nll’interno della penisola troviamo i nandù, l’uccello più grande dell’America latina, ma incapace di volare, e i guanachi da tutti conosciuti.
ed ancora: lo struzzo uno dei più grandi uccelli rimasti nel pianeta. Che ci ricorda che è ora di pensare anche a noi (il nostro stomaco reclama).
La cucina in Patagonia assomiglia molto a quella argentina, loro specialità è l’asado, carne alla brace ed il cordero, agnello molto magro per la difficoltà di trovare erba, molto saporito, da arrostire a fuoco lento..
Si possono gustare anche buone centolle ( una specie di granseola) servita con una salsina di burro e aglio, e trote, cucinate in svariati modi.
Facemmo conoscenza dei pinguini, bestioline molto socievoli, che accettano. la vicinanza degli estranei, ed in modo insolito, hanno i loro nidi in buche scavate per terra, forse per proteggere i loro piccoli, fin quando non sono autosufficienti.
In quell’ occasione andammo al Faro, uno dei luoghi più suggestivi della Patagonia, che oltre ad essere un faro, è anche hotel, ristorante e pub, perduto nel nulla..
Lasciato il Faro,ci dirigiamo verso Puerto Madrin, ed a Trelew, visitammo Il MUSEO PALENTOLOGICO EGIDO FERRUGLIO che è fra il più conosciuto nel mondo: diffonde la conoscenza scientifica e propone un viaggio che attraverso le varie ere geologiche, ripercorre la storia naturale del nostro pianeta.
Il viaggio continua a Ushuaia, il cuore della Terra del Fuoco con la navigazione del canale di Beagle
fino all’iIsla de los Lobos,dove si possono osservare da pochi metri, le otarie ed cormorani
Ushuaia, è la città più meridionale del mondo (3000 km. Da Buenos Aires), cuore del Parco Nazionale della Terra del fuoco, offre un paesaggio unico in Argentina:la combinazione di montagne mare, ghiacciai e boschi.
Il suo clima, in considerazione della sua posizione, è particolarmente freddo e ventoso
Si raggiunge quindi El Calafate sulla riva del lago Argentino, lago di acqua dolce, il più grande del paese ed il terzo del sud America,famoso anche per il ponte,formato ai piedi del Perito Moreno. Si trova all’interno del parco nazionale Los Glaciares, e le sue acque sono alimentate da vari ghiacciai.
Una delle più importati attrattive del Sud America, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’umanità:il celebre ghiacciaio Perito Moreno.
Dopo una discesa di oltre 30 km. dal grande bacino glaciale dello Hielo Patagonico Sud, il fronte del Perito Moreno si getta nel lago Argentino e lo attraversa per oltre 4 km. fino a presentare un’imponente parete verticale,che raggiunge i 60 mt. di altezza sul livello dell’acqua e dalla quale si staccano frequentemente colossali blocchi e torri di ghiaccio.
Il Perito Moreno è uno dei pochi ghiacciai attualmente in avanzamento e per questo è oggetto di discussioni, per quanto riguarda il riscaldamento climatico. Un ricercatore argentino, facendo dei rilevamenti, nell’estate del 2007 ha rilevato che il il Ghiacciaio Perito Moreno, ha perso negli ultimi 2 anni, ben 14 mt.di spessore ai margini sostenendo che per questo il ghiacciaio risente del surriscaldamento globale. D’altra parte, altri ricercatori argentini,ritengono che questi fenomeni, facciano parte dei cicli naturali del Perito Moreno.
In aereo, ci dirigemmo al nord, verso Buenos Aires, e Puerto Iguazù, per vedere le famose cascate generate dal fiume Iguazù,immerse in una lussureggiante foresta tropicale
Sono situate tra il lato argentino e il lato brasiliano (già visto da me qualche anno fa), senz’altro più spettacolari di quelle della Patagonia. Le cascate, particolarmente grandiose a chi le vede,attraversano il parco nazionale dell’iguazù (Argentina)e il parco nazionale dell’Iguacù, entrambi designati dall’UNESCO, patrimonio dell’Umanità. Entusiasti per aver visitato questa parte del mondo, a noi sconosciuta, volammo alla volta di Buenos Aires per ritornare a casa.
Quando mio marito ed io andavamo all’Aquila, arrivati nella parte dell’autostrada,che permetteva di vedere dall’alto l’agglomerata di case che costituiva l’Aquila esclamava con affetto e soddisfazione. “l’AQUILA ME” Oggi dell’Aquila resta ben poco, solo una distesa di macerie indescrivibile.
Tutte attoniti e sgomenti restiamo senza parole.
Possiamo in tutti i casi parlare della gente Aquilana:pronta con dignità e fierezza a reagire ed a ricostruire quanto perduto.
Anch’io con tanta modestia voglio contribuire a ricordare con qualche loro vecchia ricetta.
Mio marito era Aquilano, e pur essendo sempre disponibile, amava il cibo della sua terra.
Aiutandomi con il libro di Luigi Marra, famoso pubblicista, delegato dalla Cucina Aquilana, presso l’Accademia Italiana della cucina, ho appreso tante tipiche ricette Aquilane, semplici ma squisite.
Feci conoscenza con le mortadelle di Amatrice un salame“soppressato” (come dicono gli aquilani), molto magro con un lardello nel centro. Le scamorze allo spiedo, le taccozze impastate con farina e solo acqua, gli arrosticini, spiedini di carne di pecora arrostiti sulla brace, e con le famosissime “frenacce” , impastate con gli albumi per renderle più consistenti.
Speciale per i buongustai la famosa
Zuppa di cardi:
Brodo di tacchino (o di pollo) Fegatini di tacchino (o di pollo) 1 cardo 200 gr.di carne macinata di vitello 100 gr, di parmigiano grattugiato 2 uova Olio di oliva, burro, salsa di pomodoro crostini di pane fritti, mezzo bicchiere di vino
Levare al cardo i filamenti e la pellicola bianca, tagliarlo in dadini e lessarlo. Con la carne tritata, il parmigiano e l’uovo, fare delle palline, grandi come ceci e friggerle. Tagliare a dadini i fegatini,metterli sul fuoco, sfumarli con il vino, aggiungere la salsa di pomodoro i cardi e le polpettine facendole stufare un poco. Versare il tutto nel brodo e far bollire lentamente. Friggere i crostini passati nell’uovo sbattuto, versare sopra il brodo, aggiungendo parmigiano. E’ un piatto classico Aquilano e va servito nel periodo natalizio.
Oppure le tradizionali
Taccozze con ricotta:
Le taccozze come ho detto prima, sono un tipo di pasta dura e spessa, impastata con sola acqua e farina, tagliata a listarelle di 1 cm. di larghezza e 4 cm. di lunghezza.
Per la pasta 600 gr. di farina
Per il condimento: 300 gr. di ricotta 100 gr. di guanciale di maiale rosolato tagliato a pezzetti 50 gr, di prezzemolo. Quando cotte, condirle calde, aggiungendo se necessario un pò della loro acqua.
Ed ecco pollo ricco allo zafferano
1 pollo di circa 1 Kg. 0,500 di latte 2 cipolle piccole 1,5 gr. di zafferano 500 gr, di mollica di pane fresco 100 gr, di parmigiano grattugiato Kg.1 di patate lesse 3 uova 30 gr, di pane grattugiato 200 gr, mozzarella tritata Olio di oliva, burro, sale.
Bollire il pollo ed una volta lesso spezzarlo e sminuzzarlo. Mettere in una teglia burro e pangrattato. Lessare le patate e tagliarle a fettine sottili. Poggiarle nel testo e mettere sopra il pollo. Sciogliere lo zafferano in ½ bicchiere di latte. Mettere la mollica a mollo nel latte, e quando incomincia a disfarsi, aggiungere la cipolla e due terzi del latte con lo zafferano, condire con olio e poco sale. Coprire con mozzarella tritata e le uova sode affettate. Versarvi sopra il latte messo da parte con lo zafferano. Mettere in forno caldo per circa 20 minuti. Si può mangiare anche freddo.
Infine come non ricordare il loro dessert classico?
Ricotta allo zafferano:
600 gr. di ricotta di pecora 0.20 gr. di zafferano in fili Zucchero,vino passito
Amalgamare bene la ricotta con lo zafferano, aggiungere a piacere lo zucchero e qualche goccia di passito.
Vorrei riprendere brevemente l'argomento con qualche ricetta aquilana, le poche cose rimaste, che ancora ci sono….Per il resto l'Aquila è il fantasma di quello che fu. Forse,si ricostruiranno monumenti e chiese, ma "l'Aquila me,"quella che si aggirava la mattina nelle grande piazza del Duomo, a parte le sue 99 chiese, le sue 99 piazze e le sue 99 cannelle, è inesistente
Ogni volta che la tv, parla dell'Aquila, cerco di focalizzare e inquadrare quei posti. Le sue strade strette con archi in pietra che reggevano vissuti portoncini con i battenti di ferro, i balconi che guarnivano le case, sono solo nei miei ricordi. Una vecchia amica di mia suocera, molto attraente e pseudo spiritosadiceva che all'Aquila non si poteva andare in bicicletta, c'erano più salite che discese... Non oso domandare se esistono ancora alcune strade per me particolari.Come non ricordare v. Fortebraccio,praticamente la spina dorsale dell’ Aquila
o v. lepidi, un insieme di vecchie casette che si affacciavano su una strada piccola e tortuosa?
I miei amici aquilani, a ragione appartenenti all’Abruzzo “forte egentile”, si stringono le spalle e rispondono laconicamente. Nelle strade si sente il “rumore” del silenzio.
“Consolazione”?…(si fa per dire): un bel piatto fumante di maccheroni alla chitarra, conditi con sugo di castrato.
Questa tipica ricetta abruzzese si prepara con la chitarra, un telaio rettangolare di legno nel quale sono inseriti tanti fili di ferro. Dopoaver impastato la farina con le uova, e la pasta sarà consistente ed omogenea, si lascerà riposare un poco coperta. Fatta la sfoglia si stenderà, appoggiandola sulla chitarra e spingendo con il mattarelloavremo maccheroni perfettamente quadrati che una volta cotti, conditi con un buon sugo di castrato ed un bella spolverata di pecorino, saranno degni della loro reputazione.
Sugo di castrato. Cosciotto di castrato, gr. 500 (circa),sedano, carota, cipolla aglio e maggiorana. Vino, olio, pomidori a pezzi. Soffriggere gli odori, aggiungere la carne tagliata a pezzi. Lasciar rosolare e bagnare con vino. Quando il vino sarà evaporato, aggiungere i pomidori e lasciar cuocere per un paio di ore. Appena pronto, condire velocemente i maccheroni, spolverare conpecorino e buon appetito.
Altra intramontabile ricetta, è quella degli arrosticini:
E' un antico piatto dei pastori abruzzesi, preparato con carne di castrato condita tagliata a piccoli pezzi infilzati in uno spiedino ed arrostiti su fuoco di legna che da un profumo memorabile (si può usare anche una piastra di ghisa molto calda.) naturalmente con risultati inferiori.
Per parlare di ricette, anche loro quasi scomparse anche per la necessità di una particolare ubicazione, vi voglio parlare di una ricetta di un gusto insuperabile da me mangiata.
La pecora a “lu cutturu”
Lu cutturu, un paiolo molto grande di rame annerito dal fuoco e dal tempo, è l’antica pentola dei pastori, appesa ad un sostegno e poggiato su un treppiede. La pecora, tagliata in piccoli pezzi, viene adagiata su un letto di patate, sedano, ortaggi ed erbe aromatiche, lasciata cuocere minimo per 6 ore, diventa tenere e saporita. Ogni commensale si serve direttamente dallu cutturu e naturalmente innaffia il tutto con vino locale, leggermente acidulo. Anticamente durante il periodo della transumanza, i pastori eliminavano le bestie lente e poco produttive, cucinandole durante lo spostamento. In seguito diventò il modo per festeggiare semplicemente un evento particolare.Ricordo di essere rimasta sempre appagata.
Le “ferratelle” sono tipi di pizzelle che vengono cotte tra due piastre arroventa.
Sono dolcetti che non mancavano in varie occasioni: matrimoni, feste campestri o da offrire per fare una “gentilezza”. Come tanti cibi abruzzesi, sono semplicissime: basta battere uova e zucchero, un pizzico di sale, poco olio di oliva e un pò di limone grattugiato ed aggiungere farina, fin quando l’impasto, sarà in grado di assorbirla. Incorporare un liquore o del vino dolce, e farla un po’ riposare.Fare delle palline della grandezza di una noce e poggiarle nel mezzo del ferro ben arroventato. Riportatelo sul fuoco e dopo 2-3 minuti saranno pronte. Possono essere semplici, ottime in tutti i casi, sia farcite a piacere, con marmellata possibilmente di uva oppure con miele insieme a granella di mandorle o di noci, o con ricotta condita con zucchero e aroma di zafferano.
Mi piace osservare le persone che incontro, anche per la strada, cercando di collocarle nel loro habitat.
In funzione della provenienza del loro paese di origine, delle loro abitudine, del loro modo di presentarsi, dei loro interessi. Sono attratta dalla loro personalità e mi sento più ricca.
Ugualmente quando sto con amici e ci scambiamo i nostri punti di vista, godo della loro compagnia, e considero questo momento magico, qualcosa di unico.
Quando ciò avviene in occasione di un pasto, considerato che adoro cucinare, e naturalmente mangiare, la mia fantasia si scatena e quindi condivido con voi, sia i momenti magici sia le ricette ispirate dai loro racconti.